
IL DIABETE |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
Che cos'è il diabete |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Il termine diabete mellito, tra le varie forme di diabete, e quella più importante e descrive uno stato di disordine metabolico ad eziologia multipla, caratterizzato da iperglicemia cronica e anomalie del metabolismo di carboidrati, grassi e proteine, risultanti da difetti della secrezione insulinica, della azione insulinica (permeabilità cellulare al glucosio, insulino-resistenza) o di entrambe. Proprio a causa di queste caratteristiche il diabete mellito comprende un gruppo di patologie geneticamente e clinicamente eterogenee in cui l'intolleranza al glucosio costituisce il denominatore comune. Con il termine diabete mellito si distingue questo diabete da un'altra malattia, detta diabete insipido, anche se quando si parla semplicemente di diabete s'intende il diabete mellito. I meccanismi patogenetici coinvolti nello sviluppo del diabete comprendono sia i processi che determinano la distruzione delle cellule Beta del pancreas con conseguente deficit insulinico sia processi che determinano resistenza all’azione insulinica. Le alterazioni del metabolismo di carboidrati, grassi e proteine in particolare sono collegabili a difetto dell’azione insulinica sui tessuti bersaglio, conseguenza della insensibilità o della mancanza di insulina. In termini molto semplici il paziente possiede grande disponibilità di glucosio a livello ematico ma o non possiede le chiavi (o non ne ha a sufficienza) o qualcosa si è alterato a livello delle “serrature” per consentire l’accesso del glucosio all’interno delle cellule che ne hanno disperato bisogno e che si vedono “costrette” ad utilizzare nutrienti diversi da quelli ingeriti per ottenere energia. In altri termini essere diabetici equivale a vivere in una condizione in cui l'organismo, nel suo insieme, non può trarre beneficio dagli alimenti, nonostante questi siano regolarmente ingeriti e digeriti. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Le conseguenze del diabete mellito comprendono danni a lungo termine, disfunzione e insufficienza di vari organi. Esso si può presentare con sintomi specifici come polidipsia, poliuria, annebbiamento della vista e perdita di peso. Nelle sue forme più severe, possono svilupparsi la chetoacidosi che nella sua evoluzione più avanzata determina alterazioni percettive sensoriali, al coma e, in assenza di adeguato intervento terapeutico, alla morte. Spesso i sintomi della iperglicemia non sono marcati o possono essere assenti e ciò provoca l’instaurarsi di alterazioni patologiche e funzionali, che si manifestano prima di una diagnosi conclamata. | Criteri diagnostici per il diabete in generale | ||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Poliuria, polidipsia, calo ponderale ed un riscontro occasionale di valori glicemici > 200 mg/dl | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
| glicemia a digiuno >o uguale a 126 mg/dl in due occasioni. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Glicemia alla 2° ora con test orale di tolleranza glucidica (OGTT): solo 1 prelievo dopo 2 ore e valori diagnostici di > 200 mg/dl o uguali. (ADA Diabetes Care) | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Gli effetti a lungo termine del diabete consistono nello sviluppo progressivo di complicanze specifiche a carico del sistema cardiocircolatorio (infarto del miocardio ed arteriopatie), a livello dell'occhio (retinopatie causate da turbe del distretto vascolare retinico, glaucoma, cataratta), a livello renale (nefropatie associata a perdita di proteine con le urine sino all'insufficienza renale cronica) o a livello del sistema nervoso autonomo (perdita di urine e feci, impotenza sessuale, sudorazione inappropriata, difficoltà digestive, disturbi della frequenza e del ritmo cardiaco) a livello della circolazione periferica (rischio di ulcerazioni ai piedi , amputazioni, piede di Charcot). | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
Cenni Epidemiologici |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Oggi si assiste ad un incremento dell’incidenza del diabete mellito nelle Nazioni del terzo mondo, specie India e Cina; in Italia la prevalenza si attesta sul 7,1% e siamo al 10° posto fra le nazioni del mondo. Dagli anni ’70 ad oggi si è avuto un incremento notevole dei casi di diabete mellito e si pensa che nel 2025 si possa avere un ulteriore impennata dei casi. Il diabete mellito costituisce la 6° causa di morte in generale e la 1° causa di cecità e di amputazione degli arti per arteriopatia obliterante cronica ostruttiva. Nel diabetico l’incidenza di morte per causa cardiovascolare ha subito un incremento da 2 al 4 volte. |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
In particolare ai fini di una diagnosi precoce delle complicanze nel diabete è opportuno sottoporsi alle seguenti indagini: |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
Ai fini di una efficace campagna di prevenzione di questa malattia sarebbe opportuno provvedere ad uno screening dopo i 45 anni per individuare i soggetti a rischio se:
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| In caso affermativo per prevenire il diabete e se ne siamo affetti, quali sono le linee guida terapeutiche? | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
Strategie di prevenzione del diabete. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
Classificazione del paziente diabetico |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Alla sindrome diabetica sono associate numerose malattie che differendo per patogenesi, decorso e risposta al trattamento determinano la necessità di una classificazione dei pazienti e dei criteri diagnostici, che sia comunemente accettata da tutti gli operatori sanitari. La classificazione più recente e accreditata è quella dell'American Diabetes Association (ADA) che ha pubblicato i nuovi criteri diagnostici e classificativi, necessari per rispecchiare l'evoluzione delle conoscenze negli anni intercorsi dall'ultima classificazione e per correggere il frequente impiego scorretto della vecchia terminologia, che si basava sul tipo di trattamento più che sulla patogenesi (vedi tabella). |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
Classificazione proposta dall'ADA (American Diabetes Association) |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Le sostanziali differenze esposte nella tabella indicano anche quale tipo di intervento applicare ai diversi pazienti; infatti il paziente di tipo 1 seguirà prevalentemente una terapia insulinica, il paziente di tipo 2 potrebbe seguire una terapia esclusivamente dietetica, ipoglicemizzanti orali da soli, associati o sostituiti dall'insulina, secondo lo stato di scompenso metabolico. In relazione a questo è necessario fornire ai differenti pazienti dei supporti informativi completamente diversi: come e quando somministrare l'insulina, per il tipo 1, come bisogna scambiare gli equivalenti nell'alimentazione, in entrambi i tipi di diabete. Altro parametro da tenere in considerazione è sicuramente quello relativo alle complicanze: per esempio il rischio di microangiopatia diabetica prevalentemente per il tipo 1, di obesità e rischio coronario nel tipo 2; e ad entrambi del rischio coma iperglicemico ed ipoglicemico. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
Correlazione tra valori della glicemia e diabete |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Con i nuovi criteri si definisce: | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
Diabete nei bambini |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Nei bambini il diabete si presenta di solito con sintomi severi, livelli glicemici molto elevati, glicosuria marcata e chetonuria. Nella maggior parte dei bambini la diagnosi viene confermata, senza alcun ritardo, con la misurazione della glicemia ed il trattamento (che include le iniezioni di insulina) è iniziato immediatamente, spesso come misura salva-vita. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
Trattamento farmacologico |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Per il diabete di tipo 1, o di tipo 2 con produzione di insulina assente o molto scarsa, la terapia convenzionale consiste nelle iniezioni di insulina e contemporaneamente in opportuni cambiamenti nella dieta. Grazie a questa terapia e ad un corretto stile di vita la maggior parte dei pazienti riesce a condurre una vita normale e a prevenire l'insorgenza delle complicazioni a lungo termine della malattia. La dieta prevede la distribuzione dei pasti lungo l'arco della giornata in modo tale che l'apporto di insulina non venga superato dalla quantità di glucosio. La somministrazione dell'ormone avviene con una iniezione sottocutanea; per evitare infatti un assorbimento troppo rapido con possibili ipoglicemie l'insulina non va iniettata direttamente in circolo. Recentemente è stata messa sul mercato la prima insulina per via inalatoria. Esistono due diverse tipologie di trattamento possibili: quello tradizionale e quello intensivo. Trattamento Convenzionale: Questo approccio non è praticamente più utilizzato. Consiste in una o più somministrazioni giornaliere di insulina opportunamente calibrate in base allo studio del profilo glicemico lungo l'arco di una giornata tipo del paziente. Questo tipo di cura vincola il paziente a uno stile di vita molto rigido e difficilmente porta ad un controllo glicemico soddisfacente. Trattamento Intensivo o Flessibile: Questo secondo approccio invece è basato su un numero giornaliero variabile di rilevazioni della glicemia e di somministrazioni di insulina (da 3 in su) con dei dosaggi calibrati sulla quantità di cibo assunta e sull'attività fisica (che fa diminuire lo zucchero nel sangue) svolta. Le rilevazioni della glicemia vengono effettuate con dei piccoli strumenti portatili che analizzano una goccia di sangue. Questa terapia richiede grande consapevolezza da parte del paziente e necessita di accorgimenti che evitino attacchi di ipoglicemia ma ha il vantaggio di prevenire l'insorgenza delle complicanze del diabete. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() |
![]() |
||||||||||||||||||||||||||||||||||
Attività fisica e diabete |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| I benefici dell'attività fisica per i soggetti diabetici sono notevoli: il compenso glicemico, il profilo lipidemico ed il benessere generale migliorano con un'attività regolare almeno di 3 volte la settimana. Per quanto riguarda in specifico i soggetti obesi si consigliano almeno 5 sedute settimanali. Idealmente l'attività sportiva dovrebbe essere sia aerobica sia isometrica. L'attività fisica, in particolare quella sportiva, è uno degli elementi fondamentali per il buon controllo del diabete. Non va quindi vista come un evento particolare, bensì usuale nella vita del soggetto diabetico. Può però accadere che un paziente non sia abituato a sforzi fisici particolari, oppure che debba affrontare impegni agonistici che richiedono un impegno fisico straordinario. Il corretto comportamento sarà di fornire all'organismo l'apporto di glucosio necessario ad affrontare lo sforzo fisico a cui va incontro:
Supporto alimentare per sforzi brevi: |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| La nostra farmacia dispone di apparecchi tecnologicamente avanzati per la misurazione della glicemia e offre sconti del 50%sul loro acquisto. Si adopera, inoltre, a garantire con l’assistenza specifica del personale, l’ acquisizione delle metodiche di misurazione, il corretto utilizzo dell’apparecchio e la sua manutenzione. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Supporto alimentare per sforzi protratti e intensità moderata: | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Supporto alimentare per sforzi protratti e intensità elevata: | |||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| E’ bene inoltre prima di intraprendere un programma di attività agonistica o non agonistica ma a lungo termine sottoporsi agli esami da sforzo. Dopo sforzi fisici di notevole intensità è bene misurare la glicemia anche subito dopo l'attività fisica. L’alimentazione nel diabetico La dietoterapia rappresenta il punto cardine dell'educazione al diabete. Essa si deve basare sulla collaborazione che s'instaura fra i pazienti e l'equipe medica e rappresenta un elemento importante nella pianificazione del trattamento dei pazienti diabetici. E’ bene considerare infatti che per alcuni il trattamento dietetico e l'attività fisica, costituiscono gli unici mezzi d'intervento per il controllo delle eventuali anomalie metaboliche associate al diabete; più di tutti questo riguarda maggiormente i diabetici di tipo 2 per i quali gli obiettivi dell’intervento dietetico sono costituiti da: mantenimento della glicemia a livelli quasi normali, normalizzazione dell'assetto lipidico, stabilizzazione del proprio peso corporeo entro livelli accettabili. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
Gli obiettivi principali della dieta nel diabete mellito sono: |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Il diabetico tende spesso a sottovalutare l’efficacia intrinseca della dieta convinto di poter compensare gli abusi alimentari con la terapia farmacologia. A queste difficoltà si aggiungono quelle connesse alla eterogeneità del diabete, alle diversità individuali, al tipo di terapia seguita, alla capacità stessa di apprendere ed elaborare le informazioni percepite. Come già anticipato, notevole importanza assume il controllo del peso corporeo, come definizione pratica relativa al rischio per la salute viene utilizzato l'indice di massa corporea (BMI). Questo viene calcolato come peso (Kg) / altezza (m2). Poiché il peso corporeo condiziona l'insulino-resistenza, il fabbisogno insulinico ed il conseguente controllo glicemico, un adeguato apporto calorico giornaliero è complementare alla pianificazione alimentare. Tuttavia se il soggetto ha un BMI normale non necessita di una modificazione sostanziale dell'apporto calorico. Circa il 10 - 20% dei pazienti con diabete di tipo 2 hanno un BMI normale e possono quindi non avere la necessità di modificare il proprio apporto calorico. Poiché tali pazienti hanno trovato un modo per equilibrare la quantità di calorie da assumere ed il consumo energetico, il punto della discussione nei loro confronti sarà indirizzato sul contenuto di carboidrati della dieta, sulla suddivisione di quest'ultimi tra pasti principali e spuntini. A differenza di questo tipo di pazienti circa l'80 - 90% dei diabetici di tipo 2 sono obesi, quindi la perdita di peso sarà uno degli obbiettivi principali. La riduzione dell' introito calorico che porta ad una diminuzione del peso corporeo di circa il 10 - 15%, migliora la sensibilità all'insulina e la captazione di glucosio, riduce la secrezione insulinica e la produzione epatica di glucosio. Per ottenere una diminuzione del peso corporeo grandi vantaggi si raggiungono mediante un'adeguata restrizione calorica, da una modesta attività fisica, dalla modificazione del comportamento alimentare e da un sostegno psicosociale. La predisposizione genetica all'obesità, una possibile compromissione della regolazione metabolica e dell'appetito, possono influenzare sulla capacità del soggetto a perdere peso mediante questa terapia. In generale si è osservato che la massa grassa corporea aumenta con l'aumentare dell'età; è ancora da stabilire se sia dovuto ad un effetto dell'invecchiamento o ad una diminuzione delle masse muscolari per mancanza d'esercizio. Il grasso corporeo localizzato nella parte superiore del corpo aumenta il rischio di andare incontro a diabete, malattie cardiovascolari ed ipertensione; utile nella diagnostica è il WHR (Weist to Hip Ratio), in altre parole il rapporto tra la circonferenza della vita e dei fianchi, che quando superiore ad 1, per l'uomo, e 0.8, per la donna, indica un elevato rischio di mortalità per malattie cardiovascolari. Bisogna prima informare i pazienti nella suddivisione dell'introito calorico anche nei diversi nutrienti, proteine, carboidrati e grassi. Le raccomandazioni per l'apporto proteico negli RDA (fabbisogno razionale giornaliero) è di 0.8 g/Kg di peso corporeo /die per gli adulti. Per quanto riguarda i lipidi le anomalie osservate, frequenti nel diabete di tipo 2, sono influenzate dal contenuto in grassi della dieta come pure dal peso corporeo, da fattori genetici, dall'attività fisica e dal compenso glicemico. L'ipertrigliceridemia e una bassa colesterolemia HDL sono le più frequenti anomalie lipidiche nel diabete di tipo 2, che costituiscono un fattore di rischio per malattie cardiovascolari (parecchi studi hanno dimostrato che si ottiene un miglioramento della trigliceridemia con un apporto inferiore al 30 - 35% di grassi delle calorie totali). Poiché l'apporto di grassi saturi dovrebbe comprendere meno del 10% delle calorie totali ed i grassi polinsaturi fino al 10%, qualsiasi incremento delle calorie derivanti dai grassi dovrebbe derivare dai grassi monoinsaturi. L'apporto di colesterolo dovrebbe essere limitato a meno di 300 mg/die. Per quanto riguarda l'apporto di carboidrati, si dovrebbero personalizzare i tipi e le quantità che dovrebbero essere fornite in funzione delle principali anomalie metaboliche che si cerca di migliorare. Comunque, i carboidrati dovranno mantenersi entro il 55 - 60% delle calorie totali. Per controllare se la dieta sarà indirizzata verso la direzione giusta si dovranno valutare periodicamente i valori delle glicemie giornaliere e l'HBA1C, ed inoltre i valori di trigliceridemia e colesterolemia. La ricerca clinica che studia l'impatto degli alimenti contenenti carboidrati sulla risposta glicemica ha dimostrato che esistono alcune differenze tra i carboidrati. Tradizionalmente si riteneva che gli amidi ed i cereali producessero una risposta glicemica inferiore rispetto agli alimenti contenenti zuccheri, come frutta e dolci. La ricerca ha invece dimostrato che: le catene più lunghe di glucosio presenti nei carboidrati complessi, come gli amidi, non necessariamente determinano una curva glicemica più piatta rispetto ai carboidrati semplici riscontrati negli zuccheri. I fattori come la lavorazione, la preparazione e la velocità di digestione influenzano la risposta glicemica ad un alimento specifico. Dal punto di vista clinico, il fattore più importante alla risposta glicemica è il contenuto complessivo di carboidrati presenti nella dieta; mentre grassi e proteine danno un contributo nel rallentare la velocità di digestione e di assorbimento dei carboidrati spostando la curva di risposta verso destra. Ne consegue che, stabilita la quantità di idrati di carbonio da fornire, questi dovrebbero essere ripartiti fra pasti principali e spuntini, in modo da ottenere risposte glicemiche ottimali. Altro fattore importante sono le fibre, forma non digeribile di carboidrati, che contribuiscono a creare volume e sembrano rallentare la digestione e l'assorbimento dei carboidrati. Le fibre solubili, come quelle ritrovate nella crusca d'avena e nei legumi, possono smorzare la risposta glicemica, post-prandiale e ridurre la colesterolemia. Al contrario le fibre non solubili, come quelle di frumento, di numerosi frutti e vegetali, hanno uno scarso impatto sulla glicemia e sulla colesterolemia, ma hanno una notevole azione sulla motilità intestinale. I pazienti diabetici dovrebbero assumere una quantità giornaliera di fibre che soddisfi o superi la raccomandazione dell'USDA di 25 g/die. Frequentemente sono sostituiti come dolcificanti agli zuccheri semplici, cioè glucosio e saccarosio, il sorbitolo, il mannitolo ed il fruttosio. Ma il fruttosio contiene le stesse calorie del glucosio e del saccarosio (4 Kcal/g), quindi non può essere utilizzato a piacere, soprattutto nelle diete ipocaloriche. Gli alcool-zuccheri sorbitolo e mannitolo possiedono soltanto 2-3 Kcal/g, ma si ritrovano spesso nei prodotti dopo l'aggiunta supplementare di grassi. Essi possono determinare disturbi gastrointestinali, come meteorismo e diarrea, quando assunti in quantità superiori a 30 g/die. I dolcificanti non calorici quali aspartame, saccarina ed acesulfame K hanno un potere dolcificante 200 volte superiore rispetto allo zucchero e sono utilizzati in quantità così ridotte da non influenzare l'apporto calorico. Tuttavia questi dolcificanti possono essere contenuti in alimenti fonti di carboidrati come per esempio il gelato, biscotti e budini; quindi questi alimenti devono essere inseriti nella dieta in modo adeguato. Infine, per quanto riguarda l'apporto di vitamine e sali minerali, attualmente non vi sono evidenti dimostrazioni di un aumentato fabbisogno, ma gli antiossidanti, come il b-carotene, la vitamina E e la vitamina C, sono stati ritenuti potenzialmente utili nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di cataratta. Nella tabella successiva sono riportate sommariamente le raccomandazioni da seguire nella pianificazione della dietoterapia dei soggetti diabetici |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| NELLA NOSTRA FARMACIA E’ POSSIBILE ACQUISTARE I PRODOTTI DIETETICI SPECIFICI PER DIABETICI: LA PASTA, I BISCOTTI, I FROLLINI, LA CIOCCOLATA, LE MARMELLATE E ANCORA UNA VASTA GAMMA DI PRODOTTI CHE SI POSSONO ORDINARE TRAMITE PRENOTAZIONE TELEFONICA AL N° 06. 44 24 10 06 <<< torna indietro |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
copyright © 2006 - FARMACIA NOVA SALUS - dott. Gaudio Giorgio - sito ottimizzato con risoluzione 1024x768 per Internet Explorer - webmaster |