
Il favismo è una malattia genetica ereditaria determinata dalla mancanza dell’ enzima glucosio -6- fosfato deidrogenasi (G6PD) negli eritrociti (globuli rossi) del sangue.
La malattia si manifesta come una grave forma di anemia ed è provocata dall’ingestione di fave fresche o secche, crude o cotte.
Alcune sostanze contenute nelle fave distruggono rapidamente i globuli rossi del sangue, causando, nel soggetto colpito, debolezza, impallidimento, urine rossastre, nausea, vomito e crisi emolitica grave, tutti sintomi correlati alla malattia del favismo. Nei casi più gravi si determina un’anemia emolitica (che potrebbe anche causare la morte) ed il paziente deve essere sottoposto a trasfusioni di sangue.
La malattia è ereditaria con carattere recessivo con il gene localizzato su cromosoma X, le donne quindi risentono in forma lieve del difetto genetico, mentre nei maschi si riscontrano le manifestazioni più gravi. La frequenza più alta si riscontra in Africa (nei Bantu circa il 20%) ma la patologia è frequente anche nell’Asia meridionale e nel Bacino del Mediterraneo (in particolare Grecia e Sardegna, dove la frequenza può raggiungere anche il 25%).
L’unico modo per sapere con certezza se un individuo è G6PD carente è quello di sottoporsi all’esame del sangue ed eseguire il test del favismo.
Gli individui fabici devono assolutamente evitare di ingerire fave ed, inoltre, devono evitare di assumere alcuni farmaci e sostanze (vedi tabella) che possono avere, nei soggetti carenti, lo stesso effetto del legume in questione e determinare gravi crisi emolitiche.
Il favismo è diffuso in Sardegna, in Africa ed in tutto il bacino del Mar Mediterraneo, ossia nelle stesse zone dove il plasmodium falciparum agente della malaria maligna, ha colpito in passato, o colpisce tuttora, le popolazioni.
La carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi consente, comunque, una vita perfettamente normale e non comporta in genere alcun disturbo, purché l’individuo colpito non ingerisca fave o determinati farmaci che possono provocare crisi emolitica grave. Il modo migliore per evitare rischi quindi è la prevenzione.
Nel caso di manifestazione clinica della malattia l'unica cura possibile consiste nella trasfusione di sangue.
Ecco un elenco di alcune delle sostanze e farmaci da evitare che possono provocare crisi emolitiche significative nei soggetti con deficit di G6PD.
Il fabico deve dunque rinunciare a fave e piselli e in caso di malattia farsi prescrivere medicinali non emolitici. In Sardegna, come accennato in precedenza, la percentuale dei fabici è altissima ( fino al 25% in certe zone delle province di Cagliari e di Oristano) e grazie a campagne di informazione introdotte dall'assessorato Regionale all'Igiene e sanità a partire dal 1981 che ha sensibilizzato la popolazione portandola ad effettuare il test fabico, ne è conseguita una sensibile riduzione del numero dei ricoveri ospedalieri.
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